I segni subculturali e linguistici della detenzione. Il carcere come non luogo sociale
I segni subculturali e linguistici della detenzione. Il carcere come non luogo sociale
Il carcere è una realtà sconosciuta a molti e spesso distorta dai mezzi di comunicazione. È una realtà che non ci riguarda fino a quando un conoscente, un amico o un parente non vengono arrestati. È un non luogo popolato da tante persone che oltre ad avere un problema con la giustizia hanno problemi con la società che spesso non include, anzi, esclude chi ha bisogno. All’interno del carcere cooperano diverse figure professionali come gli educatori, gli assistenti sociali, il personale di polizia penitenziaria, gli psicologi e psichiatri, i medici, gli infermieri e gli assistenti volontari. La collaborazione tra queste figure è essenziale per il trattamento rieducativo del detenuto, finalizzato al reinserimento sociale. I segni subculturali e linguistici della detenzione. Il carcere come non luogo sociale, partendo da un’attenta osservazione dei segni del carcere e della subcultura penitenziaria, propone una lettura della realtà carceraria cercando di spiegare e rendere visibili movimenti, comportamenti, sguardi, segni e disegni sulla pelle attraverso i quali il detenuto cerca di conservare la sua identità.
Autore: Giulia Eramo
Editore: Aemme Publishing
Anno: ottobre 2013
Edizione: prima
ISBN: 978-88-96252-26-0
Prezzo: € 12,00
Collane: Tracce e fenomeni